Confraternity of St Galgano (established on 1185)

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La Confraternita vive di offerte volontarie, poco per te sarà moltissimo per noi! Grazie

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Notizie
Triennali per la Madonna delle Grazie PDF print email
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Saturday, 28 August 2010 14:46
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Propositura di San Michele Arcangelo

Chiusdino

Celebrazioni in onore della Madonna delle Grazie

Patrona di Chiusdino

 

Triduo di preparazione

 

MARTEDÌ 31 AGOSTO

Ore 17.30 – Santo Rosario e Santa Messa

MERCOLEDÌ 1 SETTEMBRE

Ore 17.30 – Santo Rosario e Santa Messa

GIOVEDÌ 2 SETTEMBRE

Ore 17.30 – Santo Rosario e Santa Messa

 

VENERDÌ 3 SETTEMBRE

festa della Madonna delle Grazie

Ore 11 – Santa Messa

celebrata da Sua Ecc. Rev.ma Mons. Antonio Buoncristiani

Arcivescovo Metropolita di Siena

 

Ore 17.30 – Santo Rosario e Santa Messa

Ore 21 – Processione

 

Partenza dall’oratorio di San Sebastiano – via della Cappella (si scende davanti a Palazzo Taddei) – via Umberto I – piazza Giacomo Matteotti – piazza Giuseppe Garibaldi – via Roma – via Paolo Mascagni –

La Porta – Santuario della Madonna delle Grazie

 

 

Last Updated on Saturday, 28 August 2010 14:54
 
Gli 825 anni dalla canonizzazione di San Galgano e dalla fondazione della nostra Compagnia (CdSG 2/10) PDF print email
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Saturday, 07 August 2010 10:49
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Onorandi e Carissimi Confratelli,

Carissime Consorelle,

Cari Amici Lettori,

con grande piacere presento questo nuovo numero del nostro giornaletto.

Innanzitutto credo che sia doveroso ringraziarVi del favore con cui accogliete questa pur modesta pubblicazione: un favore, di più: un entusiasmo, il Vostro, che ripaga delle loro fatiche quanti lavorano a preparare queste pagine e che ci incoraggia a proseguire su questa via.

Ma ciò di cui mi preme parlare con voi tutti, è che con il 2010 si compiono ottocento venticinque anni da che fu canonizzato il nostro glorioso concittadino e celeste patrono San Galgano e fu istituita a Chiusdino un’associazione di pie persone a lui intitolata per conservare la memoria ed il culto del santo cavaliere eremita: l’Inclito ed Insigne Collegio o Compagnia di Gesù Cristo, Maria Santissima e San Galgano, la nostra amata Compagnia di San Galgano.

 

altareNegli anni successivi alla morte di Galgano, avvenuta il 30 novembre 1181, la sua tomba divenne mèta di pelle-grinaggi e si consolidò ed estese la convinzione che Galgano fosse un potente ed efficace intercessore presso Dio: si cominciò a parlare di miracoli, guarigioni di persone contratte, un termine col quale si indicavano i paralitici, gli artritici, i poliomielitici e gli spastici; liberazioni dalla prigionia, salvataggi da aggressioni; guarigioni da febbri persistenti, in cui forse si devono riconoscere i sintomi della malaria; guarigioni di lebbrosi, liberazione di posseduti dal demonio … Tanto che un anno o due dopo la morte di Galgano, il vescovo di Volterra Ugo diede inizio all’iter canonico per il riconoscimento della san-tità di lui; e quindi, forse lui o forse il suo successore, Ildebrando Pannocchieschi, ottenne successivamente l’apertura dell’inchiesta da parte del Sommo Pontefice.

Nel 1185 il papa Lucio III nominò tre commissari. Dal verbale del processo da lui sappiamo che uno di essi fu Conradus episcopus, identificato dallo storico Fedor Schneider in Corrado di Wittelsbach, cardinale vescovo della Sabina ed arcivescovo di Magonza.

Nulla sappiamo degli altri due. Forse uno di essi fu il “Maestro Melior cardinale prete del titolo dei Santi Giovanni e Paolo”, di cui parla il primo biografo del santo, ed il terzo commissario è possibile che sia stato lo stesso vescovo Ildebrando.

Davanti ai commissari si presentarono venti testimoni, fra cui la madre stessa di Galgano, Dionisia, che dopo aver giurato sui santi Vangeli di testimoniare “senza inganno e alieni da ogni macchia di doppiezza d’animo e falsità”, esposero quello che era a loro conoscenza “della vita e delle azioni di Galgano e dei miracoli dallo stesso compiuti per volontà divina prima della morte e dopo la morte”.

Il processo si tenne sul Montesiepi dal 4 al 7 agosto del 1185: ottocento venticinque anni fa, appunto.

 

Il processo di canonizzazione di San Galgano riveste una particolare importanza per lo studio della storia del culto dei santi nella Chiesa Cattolica, in quanto è il più antico processo di cui ci siano pervenuti gli atti e forse il modello per i processi celebrati in seguito.

Nei primi secoli del Cristianesimo, infatti, non esisteva un processo di canonizzazione: durante le persecuzioni la santità era manifestata dalla perseveranza nella fede fino alla morte, usque ad effusionem sanguinis, fino allo spargimento del proprio sangue.

 

Se si fa eccezione per la Madonna, Giovanni Battista e gli apostoli, gli unici santi venerati furono infatti i martiri. Quando ai cristiani fu concessa la libertà di professare la loro fede, il concetto di santità si estese anche ai vescovi che avevano difeso la fede contro gli eretici o che avevano protetto le loro comunità dall’aggressione dei barbari e dagli abusi del potere regio, ed ai monaci che avevano perseguito la via dell’ascesi. All’effusio sanguinis, che aveva in origine costituito il criterio per distinguere la santità, si affiancò la confessio fidei. Inizialmente il riconoscimento della santità di un defunto, l’autorizzarne la venerazione e l’esposizione delle reliquie, spettava ai Vescovi, ognuno nella propria diocesi, finché i Papi non si riservarono questo diritto. Su chi fosse il Papa che proclamò la santità di Galgano, gli storici non sono concordi: la maggior parte fa il nome di Lucio III, ma c’è chi fa quello di Urbano III e chi quello di Gregorio VIII, ma è possibile che la commissione stessa che procedette all’inchiesta, avesse ricevuto dal pontefice la facoltà di procedere alla canonizzazione attraverso la figura giuridica della iurisdictio delegata, con la quale il Papa, in quanto depositario del più alto potere di giurisdizione, trasferiva tale autorità ad una figura gerarchicamente subordinata, saremmo allora in presenza della cosiddetta canonizzazione in forma commissoria.

 

Le prime notizie scritte della Compagnia (“Collegium Sancti Galgani”) risalgono alla metà del Trecento, ma esse tuttavia attestano non che il nostro sodalizio fu istituito in quell’epoca, ma che esso già esisteva.

Giulio Vincenzo Biagini, un erudito chiusdinese vissuto fra Seicento e Settecento, ne fissò la fondazione al 1185, cioè all’anno stesso del processo di canonizzazione.

Vediamo dunque se il Biagini ha ragione.galgano

Proprio negli atti del processo compaiono le testimonianze di tre persone che affermano che per ringraziare il santo della guarigione ottenuta per sua intercessione, erano rimasti “al servizio di lui” per qualche tempo: essi sono Andrea de Mulutiano, il quale “per lungo tempo prestò servizio in quel luogo, cioè a Monte Siepi; Giovanni di Montepulciano che promise al santo “di trattanersi per un anno al suo servizio” se lo avesse guarito e “dopo un mese essendo stato liberato integralmente rimase fedelmente al servizio in quel luogo fino al termine previsto”; ed infine Atho di Montepulciano che, afflitto da una paralisi agli arti inferiori “fece voto di se stesso promettendo che se fosse stato da lui liberato sarebbe stato per un anno al servizio di lui”. E forse a loro andrebbe aggiunto il figlio di Girardino di Bindo, Landotto, che “fece voto di sè a Dio ed al Beato Galgano”. Possiamo ipotizzare che da queste persone o da persone con questa stessa devozione e con questo stesso spirito si servizio, sia nata la nostra Compagnia.

 

La Compagnia di San Galgano è la più antica di tutte le varie associazioni ed istituzioni che sono attualmente presenti a Chiusdino. Di più: essa è una delle più antiche confraternite d’Italia fra quelle at-tualmente esistenti, anzi delle due o tre più antiche di tutto il mondo.

Dalla fine del XII secolo ad oggi, quante persone – chiusdinesi o no – hanno fatto parte della Compagnia? Quando sfogliamo le pagine ingiallite dei registri del nostro archivio, leggiamo i nomi di tante famiglie chiusdinesi, di tanti uomini e donne, persone del popolo, membri dell’aristocrazia, agricoltori ed artigiani, domestiche e nobildon-ne, braccianti ed avvocati, medici e soldati, sacerdoti e minatori, tutti animati dal desiderio di tener vivo il culto del più grande fra i figli di Chiusdino, il nostro San Galgano, e di perpetuarne l’esempio.

Com’è bello tutto questo! E noi vogliamo che sia così anche nel futuro!

 

Otto secoli e un quarto, durante i quali la nostra Compagnia ha servito il nostro santo, ne ha alimentato ed incrementato il culto, ne ha difeso il nome, ha compiuto opere di carità per amore di lui e di Colui in nome del quale egli si ritirò sul Monte Siepi ...

In epoche in cui non vi erano tutele statali per gli strati sociali più umili, per coloro che si trovavano in difficoltà, i confratelli e le consorelle della Compagnia di San Galgano provvedevano a Chiusdino ad organizzare l’assistenza degli ammalati, a fornire di vitto e vestiti i miserabili, a provvedere di un dignitoso funerale e della sepoltura i defunti che non ne avessero avuto i mezzi ...

 

Ottocento venticinque anni, dunque.

Recentemente il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha ricordato che “la santità non perde mai la propria attrattiva, non cade nell’oblio, non passa mai di moda, anzi, col trascorrere del tempo, risplende con sempre maggiore luminosità, esprimendo la tensione dell’uomo verso Dio” ...

I chiusdinesi del passato ed ora noi stessi, siamo testimoni di quanto tutto ciò sia vero!

Dopo più di otto secoli la figura di San Galgano è ancora viva ed ha ancora molte cose da dirci!

Innazitutto perchè Galgano fu un cercatore di Dio, un uomo desideroso di trovare risposta ai grandi interrogativi della nostra esistenza: chi sono? Da dove vengo? Perchè vivo? Per chi vivo? La sua separazione dal mondo, la sua vita da eremita, furono la sua risposta alla sua ricerca della verità e della felicità: nel silenzio esteriore ma soprattutto in quello interiore, Galgano riuscì a percepire la voce di Dio ... Un bell’esempio per noi che viviamo in una società frenetica in cui ogni momento, ogni spazio, sembra che debba essere riempito da suoni, da attività, tanto che non abbiamo più tempo nè per ascoltare nè per dialogare ...

Ma Galgano capì an-che un’altra cosa: che la sua scoperta di Dio non era il risultato del suo sforzo personale, ma che gli era possibile perchè egli si era arreso alla grazia di Dio. Egli comprese che tutto ciò che aveva, che tutto ciò che egli era, non gli veniva da sè, gli era stato donato, era un dono gratuito di Dio, era grazia, ed era perciò anche una responsabilità davanti a Dio e davanti agli uomini.

Anche questo è un bell’esempio per una società e per una umanità che si credono autosufficienti. In realtà anche per noi vale la stessa cosa. Tutto l’essenziale della nostra esistenza ci è stato donato senza nostro apporto: il fatto che abbiamo iniziato a vivere non dipende da noi; il fatto che ci siano state delle persone che ci hanno insegnato ad amare e ad essere amati, che ci abbiano trasmesso la fede ... tutto questo non è fatto da noi, è grazia di Dio.

 

Poi mi sembra importante ricordare come Galgano abbia posto al centro della sua vita la croce di Gesù: quando Galgano ha capovolto la sua spada e l’ha piantata nel terreno – non nella roccia, si badi bene, ma nel terreno: così disse la mamma del santo davanti ai commissari pontifici – non l’ha fatto perchè noi guardassimo verso Re Artù. Galgano volle che il nostro sguardo si rivolgesse verso Gesù.

Lo volle allora e lo vuole oggi.

Fu la croce di Gesù a dare al nostro caro santo la forza per affrontare le penitenze che si infliggeva ed i momenti più impegnativi della sua vita. Fu la croce di Gesù che gli diede anche la chiara coscienza del peccato che sempre accompagna il cammino dell’uomo, ma anche un’altrettanto chiara coscienza dell’infinita misericordia di Dio verso le sue creature: fu contemplando, nella sua spada, le braccia spalancate di Gesù crocifisso, che Galgano si immerse nel mare infinito dell’amore di Dio.

Per questo, pur essendo eremita, non si chiuse in se stesso ma accolse chi saliva a Monte Siepi per chiedergli aiuto. Non è anche questo un bell’esempio di attenzione particolare ai malati nel corpo e nello spirito.

Infine mi sembra importante ricordare un’ultima cosa: nel silenzio ed alla presenza del Signore, Galgano potè contempalre la bellezza del creato, opera delle mani di Dio, coglierne il senso profondo, rispettarne i segni ed i ritmi, usarlo per ciò che gli era essenziale alla vita. Seguiamone l’esempio, anche rispettando e custodendo la creazione, frutto e segno dell’amore di Dio.

Altro che “santo morto”, come ebbe a scrivere qualche grullarello qualche anno fa, coll’intento di contestare la nostra festa per il ritorno delle reliquie di San Galgano nella nostra terra!

 

Galgano vive!

Vive perchè è accanto a Dio, in Paradiso, e vive perchè attuali sono gli insegnamenti che ci ha lasciato.

 

Andrea Conti

Priore Generale

 

 
Riparata la vetrata del nostro Oratorio PDF print email
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Saturday, 07 August 2010 10:47
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Lo scorso anno, come i chiusdinesi certo ricordano, un violento temporale con forti raffiche di vento divelse la vetrata artistica dell'abside del nostro Oratorio.
Con un notevole sforzo economico la nostra Confraternita l'ha recentemente ripristinata in onore dei nostri confratelli defunti.
La spesa sostenuta è stata di 1.020,00 euro (mille e venti).
La generosità di alcuni confratelli e consorelle ed anche di amici della nostra Compagnia ha consentito di "alleggerire" questo pesante carico economico con offerte che hanno di poco superato i seicento euro.
Invitiamo tutti coloro che apprezzano il lavoro della Confraternita e che, devoti del nostro Santo Patrono Galgano, hanno a cuore la cura dei luoghi in cui Egli ha vissuto a sostenerci per coprire le spese della vetrata e per poter effettuare altri importanti lavori di manutenzione ormai divenuti urgenti, quali la riparazione del portone d'ingresso.
Alessio Tommasi-Baldi
Cancelliere
Last Updated on Saturday, 07 August 2010 11:18
 
Pellegrinaggio alla Sacra Sindone con gli amici di Staggia Senese (CdSG 2/10) PDF print email
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Saturday, 07 August 2010 10:46
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sindone2Eccomi qua, Signore Gesù, prostrato davanti alla Sacra Sindone che mi chiedo: “cosa abbiamo fatto? Come abbiamo potuto ridurti così?”

Siamo partiti a notte fonda, sveglia alle 2,30 del mattino poi via a Staggia Senese. La piazza antistante la chiesa della Santissima Annunziata si riempiva man mano di facce così assonate da sembrare tanti punti interrogativi. Più arrivava gente più la piazza diventava viva, sempre più allegra, gioiosa, perfino eccitata per la grande avventura che ci aspettava.

Tanti gli amici dei campi scuola, degli esercizi spirituali, del Centro Amici del Timone di Staggia, tanta gente di tutte le età. Bambini, ragazzi, giovani e meno giovani. Abbiamo riempito ben due pullman!

Alle 4 del mattino partiamo alla volta di Torino e… appena seduta io sono crollata dormendo profondamente per due o tre ore!

Poi, man mano che il sole faceva capolino, le mie cellule hanno cominciato e riprendere vita.

E’ stato allora che mi sono resa conto che il pullman si era animato, chi ascoltava musica, chi parlava con il vicino di posto e io… cominciavo a sentire la fame! Eh sì, era ora di colazione ma… con la simpatia di sempre don Stefano ci ha ricordato che all’alba di un nuovo giorno è sempre bello ringraziare il Signore. E quale modo migliore se non le Lodi mattutine?

È davvero strano, svegliarsi la mattina su un pullman pieno e… per prima cosa lodare il Signore! Strano… ma chissà come, chissà perché, la giornata acquista un sapore diverso, più dolce, più pieno.

Oh, finalmente l’autogrill!!! COLAZIONEEEE!!!!

Dopo la sosta, calmati gli appetiti, siamo ripartiti ed abbiamo proseguito guardando un DVD sulla Sindone. Mi ha colpito molto e devo dire che è stato davvero interessante. Ma quante cose non sapevo! Quante sciocchezze avevo sentito raccontare!

Siamo arrivati a Torino e, radunati all’ingresso del grande parco, ci siamo incamminati in coda verso il primo varco.

Un serpentone lunghissimo si snodava ordinato, colorato e allegro. Una cosa incredibile vedere una fila così lunga che senza alcuna confusione o fretta si muoveva come un torrente tortuoso percorre una valle prima dell’arrivo al mare.

 

Dopo un’ora buona abbiamo raggiunto il primo varco e ci siamo fermati per il pranzo. Giusto il tempo di un panino, quattro chiacchiere con i miei genitori e con gli amici di Staggia e poi via… di nuovo nel fiume di gente che ordinato si snoda verso l’ingresso in duomo.

Ti guardi intorno, osservi le mille facce che sono intorno a te e… c’è pace, allegria, emozione, niente pregiudizi, nessuno ti scruta per giudicare chi sei o come sei. Cresce dentro di me la curiosità di capire che cos’è che ci muove tutti verso quel luogo? Com’è possibile che migliaia e migliaia di persone qui siano tutte così… come una sola entità che cammina verso una meta comune. Così diversi tra noi eppure così “sincronizzati” verso la meta.

L’emozione ha cominciato a prendere il posto della curiosità, così come ogni cellula del mio corpo è diversa dalle altre, ma assieme si muovono e vivono con un comune sentire, le migliaia di persone attorno a me ed io con loro mi sono apparse cellule di un corpo più grande! E’ stata una sensazione che non so descrivere, forte, bellissima! Sempre più intensa man mano che ci avvicinavamo all’ingresso.

Appena entrati… SILENZIO…

 

Un breve filmato ci consente di comprendere bene ogni punto della Sacra Sindone e, a parte il caldo pazzesco in quell’atrio, il cuore mi si è stretto in petto mentre ascoltavo e guardavo… mio Dio, come abbiamo fatto ad infliggere tanto dolore a Tuo Figlio? E Tu, Gesù, come hai potuto sopportarlo? Quanto è grande il Tuo amore per l’uomo che pure ogni giorno ti tradisce?sindone1

Io ti ho dato quelle frustate, io sono una spina di quella corona, io mi sento parte del peso di quella croce, sono un colpo di martello su quei chiodi… il chiodo stesso!

La tristezza mi ha avvolto in un manto di tenebra… ero sola con il volto martoriato!

Entriamo.

In silenzio aspettiamo di giungere davanti al quel lenzuolo, prova della nostra miopia, prova del Suo amore per noi!

Cercavo di sbirciare il telo dal lato sinistro del duomo, ma vedevo poco. Quando finalmente è arrivato il nostro turno, ho guardato il sacro lenzuolo, ho visto quello che era il corpo di Gesù quando fu deposto dalla croce: il viso, il costato, le mani, i piedi, la nuca, le spalle, le gambe… Avrei voluto dirgli tante cose, gli ho presentato i nomi delle persone che avevo nel cuore, ma dopo dieci secondi, in me è calato un grande silenzio, tutta me stessa “taceva”… ed ho capito! Il Suo amore travalica ogni immaginazione umana ed Egli perdona i suoi stessi aguzzini.

Nella mente e nel cuore ero colma del Suo calore, di quell’amore che salva, libera e guarisce… e perdona chi Lo ama. Un terremoto di emozioni, forti ed irripetibili, e non semplici da spiegare.

Mi è venuto in mente che ogni volta che si pensa a qualcuno con amore, chiudiamo gli occhi, quasi a cercare una concentrazione migliore. Ecco, davanti a Lui ho avvertito in modo palpabile l’Amore di Cristo, il Suo era un volto non di dolore o di morte, ma di vittoria del bene sul male, l’annuncio della nostra salvezza nonostante tutta la nostra, la mia pochezza, Lui mi ama! Come io non sarò mai capace di amare nessuno.

Ho “sentito” la Sua fronte lacerata dalle ferite, il viso scavato e bagnato da lacrime e sangue … in quel momento ho visto me stessa e tutte le mie colpe lavate via d’un colpo! Non sono più triste, non ho più paura!

Sono uscita con quell’immagine e quell’emozione così intensa e dolce fissata nella mente e nel cuore. Grazie Gesù!

Nel pomeriggio la visita a Valdocco e dei luoghi di Don Bosco hanno come concretizzato i miei pensieri. Un uomo affidandosi completamente alla Provvidenza Divina che ha saputo aiutare giovani, bambini e ragazzi a diventare adulti, ha coltivato giovani vite e insegnato loro a divenire Uomini portando la fede nel mondo. Ha portato molti frutti facendosi strumento docile nelle mani di Dio.

Questa visita è stata per me un punto di riferimento per la mia fede che a volte è un po’ come la vela di una barca non fissata a dovere e, come le barchette nella visione di don Bosco, si piega a destra e a sinistra, ondeggia, si gonfia o si schiaccia a seconda di come soffia il vento.

La Sindone è stata per me come la cima fissata di prua: contrasta e fende il vento del mondo che ci impedisce un viaggio sicuro...

“Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto”.

 

Noemi Tommasi-Baldi

 
Onorificenza per il nostro Priore Generale (CdSG 2/10) PDF print email
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Saturday, 07 August 2010 10:45
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aquilageorgiaUn’importante onorificenza è stata conferita al nostro Priore Generale, Prof. Andrea Conti: Sua Altezza Reale il Principe David Bagration de Moukhrani, capo della Real Casa di Georgia, lo ha decorato del titolo di Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila di Georgia.

La Georgia è attualmente una repubblica, ma fino all’inizio del XIX secolo è stato un regno, sotto la dinastia Bagration che è imparentata con varie case regnanti, come i Borbone di Spagna, o ex regnanti, come i Romanov di Russia ed i Wittelsbach di Baviera.

Il governo repubblicano della Georgia – cosa più unica che rara – riconosce il ruolo della dinastia e del principe David.

Il Prof. Conti è anche Cavaliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, per nomina di Sua Altezza Reale il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie e Borbone Parma, capo della Real Casa delle Due Sicilie e cugino del Re di Spagna (la madre del Re e il padre del Principe erano fratello e sorella).

Frater

 
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